Un'antica masseria e dimora signorile, riportata al suo antico splendore.
Quella di Masseria Macchiaforte è la storia di una dimora salentina d’altri tempi, di un passato intrigante e ricco di misteriosi elementi simbolici. Antica dimora signorile di proprietà della Baronessa Maria Serafini Sauli, figlia di Bartolomeo, Barone di Tiggiano, la Masseria conserva intatto il suo fascino rurale.
Solo varcando il portale d’ingresso, l’originale pavimento in coccio pesto introduce l’ospite alla suggestiva aura della struttura. Qui è infatti riportata la data 1864, anno che definisce una particolare coincidenza con l’insediamento a Gallipoli della Massoneria, ad opera di Francesco Mario Pagano. Sullo stesso pavimento, ciottoli sono incastonati a descrivere una decorazione geometricamente perfetta e speculare, che sembra voler rappresentare un Giano bifronte rivolto a levante e a ponente. Al centro, poi, sono tracciati dei cerchi concentrici, probabilmente rappresentazione stilizzata delle fasi lunari o delle feste pagane che commemoravano il Sabbat, ciclo naturale delle stagioni.
Cuore, una volta pulsante, della Masseria è il suo frantoio, elemento chiave nell’identità rurale salentina della struttura e in passato luogo di produzione dell’olio edibile. Cinque torchi si ergono specularmente sul lato destro e sinistro, con ai loro piedi i pozzi dell’angelo, ovvero dieci cisterne in pietra utilizzate per raccogliere il prodotto finale della lavorazione delle olive. A sormontare il tutto, un’imponente volta a botte che culmina, alle sue estremità, in due volte a stella. Sotto di esse, le antiche macine depredate negli anni, vasche di pietra di forma circolare nelle quali avveniva la molitura attraverso gigantesche ruote in pietra, spinte da muli o cavalli. All’interno del frantoio, fattore indispensabile a garantire una produzione di olio lampante di ottima qualità era il microclima, assicurato dai camini costantemente alimentati, dallo spessore delle mura e dall’orientamento della stessa masseria.
Gli spazi della Masseria scandivano la vita dei lavoratori che l’abitavano e dei signori che la possedevano. I vani al pianterreno, ad esempio, ospitavano le famiglie dei Massari e le attrezzature necessarie alle loro attività, mentre il piano superiore era destinato al ricovero degli animali e alla conservazione delle derrate alimentari. Tra queste, le olive raccolte venivano portate ai piani superiori e da lì versate nei torchi attraverso un intricato sistema di cunicoli murari, anche al fine di ovviare ai saccheggi. I piani superiori, infine, erano anche riservati ai proprietari, che qui trovavano ristoro durante la villeggiatura estiva.
L’avvento dell’energia elettrica segna, per Masseria Macchiaforte, un momento di trasformazione: la produzione di olio cede allora il passo alla produzione del tabacco, garantendo all’attività produttiva nuovi anni gloriosi. Tuttavia, il declino si avvia lento ma inesorabile, interessando l’intero mondo contadino del Salento già dal 1892, quando la Brusca colpì gli ulivi e la Fillossera danneggiò i vigneti. Così, tra il 1899 e il 1905, circa tredicimila persone lasciarono la penisola salentina alla ricerca di condizioni di vita migliori, decretando con tale diaspora l’abbandono e il decadimento di questi microcosmi contadini.
Grazie alla rilevazione avvenuta nel 2019, e al lavoro di restauro da parte di tecnici e professionisti esperti, il recupero di Masseria Macchiaforte ha restituito dignità a questo splendido esempio di architettura e di vita rurale salentina, riportando la struttura al suo antico splendore. Il silenzio punteggiato dai suoni della natura, i profumi e i colori della macchia mediterranea e l’aura di mistica eleganza che aleggia nelle stanze rendono questa dimora irresistibilmente affascinante, il luogo privilegiato per una vacanza di rigenerazione e contemplazione.

